Esperienza pre-morte

by Andrea Paone

Eravamo 37 all’esame di Scienze Politiche alla Sapienza Università di Roma. 

Era una giornata uggiosa, di quelle da passare in casa a guardare film, non c’era ancora Netflix, sicché all’epoca per vedere film era un lavorone, dovevi cercare in siti molesti film che ogni tanto si bloccavano o senza finale. La cosa non era così negativa, perché alla fine lavoravi di fantasia.

Ad esempio, il Titanic senza finale è bellissim, alla fine Jack riesce a salire su quel cazzo di pezzo di legno ma vengono mangiati tutti dagli squali. Independence Day quando Will Smith insieme a Jeff Goldblum vanno nello spazio, non entrano e muoiono con Jeff che urla alla radiolina “ve l’avevo detto! porcaccia la ma****a!”. 

Insomma, si lavorava di fantasia all’epoca, senza netflix. 

Ma comunque… io stavo lì, in piena ansia ad aspettare il mio turno. Tutti sapevano che il professore non lo fregavi, era uno che voleva tu sapessi tutto. 

Manco stessimo studiando medicina, voglio dire… stiamo parlando di scienze politiche, mica CLINICA MEDICO-CHIRURGICA DELL’APPARATO LOCOMOTORE, cioè a medicina uno deve sapere tutto per forza, mica può operare solo ad un polmone, perché l’altro non l’ha studiato! 

ma Scienze Politiche, per fortuna no! 

Ma al prof questo non importava, per lui operavamo a cuore aperto. Sicché ci andava dentro, ed io… beh, mai stato uno studioso. Io studiavo sui riassunti contando sulla mia parlantina, avevo timore, ero un timorato del Signore. Ed il Signore era Carlo Probo, un professore di 57anni con la barba, secco sfinito, alto, capelli che andavano di moda negli anni 80, occhialini griffati, camicia bianca, scarponcini Timberland; pareva un Paninaro.

Uno ad uno fa fuori tutti i miei colleghi. Tocca a me.

Entro, con timore, lui mi guarda e con gli occhi, senza dire nulla, mi fa cenno di mettermi a sedere. Mi chiede:


“Lei è il ragazzo che deve consolidare il voto della volta scorsa? mi pare fosse un 28, giusto?”


Io non sapevo che fare, ero l’ultimo… sicché mi fo coraggio e dico: “Sì.”

“Perfetto, iniziamo” disse. Mi fece due domandine, semplici a cui detti delle risposte curate, me la cavai molto bene. Lui era contento, mi fece: “Complimenti, metto 30 e lode”. Non volevo crederci, ero estasiato, ero in brodo di giuggiole. Quando stava per firmare, bussano… Entra un ragazzo – pure bruttino – che dice: “prof, sono il ragazzo del 28 dell’altra volta, scusi il ritardo.”

In quel momento vidi tutta la mia vita davanti, pure qualche fotogramma della vita di un altro. Era un’esperienza pre-morte. Mentre vedevo la mia vita volare via, e pensavo che questa facoltà c’era pure buona a Siena o a Bologna. Il professore dice al ragazzo di uscire, perché doveva finire l’esame (con me).

Il ragazzo chiude la porta. Il professore ed io ci fissiamo negli occhi intensamente, si poteva sentire volare una mosca, la pioggia che batteva sul vetro sembrava come se fosse una mitragliatrice. Sguardi ferventi. Il prof con una voce profonda alla Pannofino, per intenderci, dice: Lei adesso ha 2 opzioni:

  1. Il ragazzo che è appena entrato è un impostore, ed effettivamente è lei il ragazzo del 28, ma per sicurezza la interrogherò su tutto il programma… E nell’eventualità che lei bocciasse, la prossima volta la interrogò nuovamente io.
  2. Lei si è preso gioco di me. Io sarò costretto a bociarla e la prossima volta la interrogherò nuovamente io. Quale sceglie?

 “Ero con le spalle al muro. Non sapevo che fare. Aveva calato il poker. 

Sicché faccio l’unica cosa che potevo fare. Giocare a carte scoperte.

“Professore, si metta ne miei panni. Cosa avrebbe fatto al posto mio?”

Il professore rimase spiazzato. Avevo la grande scala reale di cuori.

Mi dette 30 e lode e mi disse, poco prima che uscissi dalla stanza.
“Lei è Machiavellico.”

Ed io, con un sorriso, risposi: “Chiiii?!”

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